Che cosa vuol dire essere felice in Gesù? (What does “being happy in Jesus" mean?)

I Giorni Della Felicità, Giorno 2

“Non temere, o terra del paese, gioisci, rallègrati, perché il Signore ha fatto cose grandi!” (Gioele 2:21).  

Alludendo a Cristo, il commentatore biblico Matthew Henry afferma che quando l'Aurora dall'alto ha visitato il mondo per risplendere su quelli che si trovavano in tenebre e in ombra di morte, Egli ha portato con Sé la vera felicità da riversare nel cuore degli uomini.

Molti credenti che ho avuto modo di conoscere, dopo la loro conversione, hanno sperimentato una gioia completamente nuova. Sicuramente, la vita era ancora difficile, ma loro avevano “     la pace di Dio, che supera ogni intelligenza” (Filippesi 4:7) che suscitava in loro una gioia ineffabile e gloriosa. Forse questa è la tua storia. O forse la tua felicità come cristiano si è ridotta ad un’oasi qua e là, in quanto fai fatica a camminare in quello che sembra essere un interminabile deserto.    

Come nel caso di molte persone cresciute in famiglie di non credenti, la felicità che ho trovato in Gesù ha apportato un cambiamento radicale.  

La prima volta che ho sentito parlare di Cristo ero un adolescente, quando ho visitato un gruppo giovanile in una chiesa. Inizialmente, le storie della Bibbia sembravano essere simili alla mitologia Greca e ai fumetti che tanto adoravo. Poi ho letto i Vangeli, e ho concluso che Gesù è reale e che i supereroi erano nulla in confronto. Ho provato una gioia profonda che non avevo mai sperimentato.

La contentezza del mio cuore era dovuta al fatto di essere nato di nuovo, perdonato, e inondato dallo Spirito di Dio. Questa felicità era in netto contrasto con il vuoto che sperimentavo prima di aver udito le “notizie liete” dell’Evangelo (Isaia 52:7). I miei genitori hanno subito notato il cambiamento (a mia mamma la cosa piaceva; a mio papà no).  

Certo, dovevano ancora cambiare diverse cose, ma non ho mai considerato un sacrificio ciò a cui ho rinunciato per seguire Cristo, soprattutto perché non mi avevano mai dato una gioia reale. I miei giorni peggiori da credente, sembravano preferibili alle mie giornate migliori prima di conoscere il Signore. Per me Gesù significava tutto. Non fingevo di essere felice, lo ero veramente, senza alcuna forzatura.

Anche oggi, dopo quarantacinque anni, non ho mai dimenticato quell’esperienza contagiosa di felicità, che credo fosse parte del mio “primo amore” per Gesù (Apocalisse 2:4). A volte, recuperare quella passione iniziale presuppone il ravvedimento e la necessità di appellarsi alla grazia e alla potenza di Dio. Davide pregò: “     Rendimi la gioia della tua salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga” (Salmo 51:12). Lui aveva riconosciuto che non poteva riempirsi di gioia da sé. Piuttosto, aveva bisogno di chiedere a Dio di rinnovare la sua felicità e indurre il suo spirito a compiacersi in Lui.      Non credo che Davide abbia elevato questa preghiera solamente una volta, e quindi anche noi dovremmo mettere in conto di dover rinnovare questa richiesta.  

Si può notare che Davide, parlando a Dio, allude alla propria salvezza come alla “tua salvezza”. Se vogliamo trovare o riscoprire la gioia della nostra relazione con il Signore, dobbiamo riconoscere che si tratta di una realtà centrata su ciò che Cristo ha compiuto, e non su quello che facciamo noi. Non ci siamo salvati da soli; Dio ha provveduto la nostra salvezza. Perciò questo libro non spiega come impegnarsi duramente per cercare di essere felici, ma come chiedere a Dio di muovere il nostro cuore per accedere alla Sua felicità.  

Non fraintendere. Non sono estraneo all’infelicità: se lo fossi, in questo mondo sottoposto alla maledizione del male e della sofferenza, i conti non tornerebbero. Ho studiato l’Olocausto, ho visitato i campi di sterminio della Cambogia, nei miei scritti ho affrontato ripetutamente i temi della persecuzione, nonché il problema della malvagità e della sofferenza, e ho camminato accanto a persone che hanno sperimentato gravi tragedie e afflizioni. Ho conosciuto la malattia, l’avversità, la perdita, la depressione e lo scoraggiamento. Di natura non sono ottimista, non ho un carattere allegro o particolarmente vivace. Per la grazia di Dio, però, con il trascorrere degli anni, ho sperimentato una gioia sincera e in Cristo ho realizzato una soddisfazione duratura.  

Il vero diletto, quello che Dio ha concepito per noi, non consiste nello sfoggiare un sorriso fasullo nel bel mezzo della sofferenza. Si tratta di scoprire una gioia ragionevole, a portata di mano, che trascende le circostanze più complesse. Questo desiderio può essere soddisfatto perché è basato sulla sovranità, l’amore, la grazia, la gioia di Dio stesso e sui propositi divini che redimono la nostra vita.  

60 Days of Happiness, ItalianFino a quando il piano del Signore non si attuerà in modo completo, la nostra felicità sarà intervallata da vicende dolorose e da momenti di sofferenza. Questo non vuol dire che in Cristo non possiamo essere felici. La nostra gioia non può essere fondata su un’indifferenza di fronte al dolore, o su una pia illusione, ma si basa su qualcosa di assolutamente autentico! Poggia in realtà su fatti concreti: Dio ci ha assicurato una gioia eterna mediante l’opera compiuta da Cristo sulla croce e a una tomba vuota che attesta la Sua risurrezione, questo per noi è garanzia di una vita con uno scopo eterno, caratterizzata da un significato del tutto speciale e da un valore inestimabile. Lui è con noi e in noi già qui e ora. Ci esorta a essere felici in Lui, e non ci ordina di fare qualcosa senza darci la Sua potenza che ci mette nelle condizioni di ubbidire.

Il Signore sa, più e meglio di chiunque altro, quanto desideriamo la felicità. Lui stesso ci ha creati con questo desiderio! Egli, inoltre, ci ha fornito sia i mezzi sia l’opportunità per realizzarla, nonostante la sofferenza di questo mondo. Egli è degno di ricevere lode e onore soprattutto per averci provveduto la salvezza in Gesù. Ricordiamoci, ogni giorno, che, grazie alla morte redentrice del nostro Salvatore, ci ha assicurato un’eternità libera dal dolore e dall’infelicità, nella quale saremo veramente felici per sempre. Il Signore ci aiuti a vivere alla luce di questa verità gloriosa. 

 

What does “being happy in Jesus" mean?

Be happy and full of joy, because the Lord has done a wonderful thing. Joel 2:21, NCV

In him the day-spring from on high has visited the world; and happy are we, forever happy, if that day-star arise in our hearts.  Matthew Henry

Most Christ-followers I’ve known experienced a newfound gladness after their conversions. Sure, life was still difficult, but they had “the peace of God, which surpasses all understanding” (Philippians 4:7). Perhaps that is your story. Or maybe your happiness as a Christian has been reduced to an oasis here and there as you struggle to walk what seems to be an endless desert.

As is the case for many people who are raised in unbelieving homes, the happiness I found in Jesus was a dramatic change.

I first heard about Christ as a teenager, when I visited a church youth group. Initially, Bible stories seemed to me like the Greek mythology and comics I loved. Then I read the Gospels, and I came to believe that Jesus was real and superheroes are his shadows. I felt a profound happiness I’d never known.

My heartfelt gladness was the result of being born again, forgiven, and indwelt by God’s Spirit. This happiness stood in stark contrast to the emptiness I’d felt before hearing the gospel’s “good news of happiness” (Isaiah 52:7). My parents immediately noticed the change. (Mom liked it; Dad didn’t.)

Sure, I needed to make some changes, but I never considered the things I gave up to follow Christ as sacrifices—mainly because they hadn’t brought me real happiness. My worst days as a believer seemed better than my best days before knowing Christ. Jesus meant everything to me. I wasn’t attempting to be happy; I simply was happy.

Even today, four and a half decades later, I’ve never forgotten that infectious experience of happiness, which I believe was part of my “first love” for Jesus (Revelation 2:4, nasb). Sometimes regaining that initial passion involves repentance and calling upon God’s grace and empowerment. David prayed, “Restore to me the joy of your salvation and grant me a willing spirit, to sustain me” (Psalm 51:12, niv). He recognized that he couldn’t make himself full of joy. Rather, he needed to ask God to restore his gladness and draw his spirit to want to delight in God. I don’t think that was a one-time prayer for David—nor should it be for us.

Notice that David, talking to God, called his salvation “your salvation.” If we’re to discover or rediscover the joy of a relationship with God, we need to start by recognizing that it’s centered on what God does, not what we do. We didn’t rescue ourselves; God rescued us. So this book isn’t about working hard to try to be happy but about asking God to move our hearts to enter into his happiness.

Don’t misunderstand. I’m no stranger to unhappiness—in this world under the curse of evil and suffering, something would be wrong if I were. I’ve studied the Holocaust, walked through the Killing Fields of Cambodia, written at length on persecution and the problem of evil and suffering, and walked alongside people who have experienced profound tragedy and grief. I’ve experienced illness, adversity, loss, depression, and discouragement. I’m not naturally sanguine, perky, or bubbly. But by God’s grace, as the years have passed, I’ve experienced a more consistent heartfelt gladness and delight in Christ.

True happiness, the kind God wants for us, is not pasting on a false smile in the midst of heartache. It’s discovering a reasonable, attainable delight in Christ that transcends difficult circumstances. This desire is obtainable because it’s built on God’s all-encompassing sovereignty, love, goodness, grace, gladness, and redemptive purposes in our lives.

Until Christ completely cures us and this world, our happiness will be punctuated by times of great sorrow. But that doesn’t mean we can’t be predominantly happy in Christ. Our happiness can and should be solidly grounded not on pretense or indifference to suffering or on wishful thinking but on what is absolutely true! It’s based on solid facts: God secured our eternal happiness through a cross and an empty tomb, and he grants us lives of purpose, meaning, and eternal significance. He is with us and in us right this moment. He tells us to be happy in him—and he never commands us to do anything without giving us his power to obey.

God, you of all people know how much we crave happiness—you’re the one who designed us to crave it! Thank you for giving us both the means and the opportunity to attain it, despite this world’s heartaches. Thank you especially for your provision of salvation in Jesus. Remind us daily that by our Savior’s redemptive death for us, you’ve secured for us an eternity free from pain and sorrow, where we’ll forever be truly happy. Help us live today in light of that truth.

Photo by ANGELO CASTO on Unsplash

Randy Alcorn (@randyalcorn) is the author of fifty-some books and the founder and director of Eternal Perspective Ministries