In che modo la comprensione della felicità di Dio può cambiarci la vita? (How does understanding God’s happiness change lives?)

I Giorni Della Felicità, Giorno 15

 “Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria. Gioite, sì, esultate in eterno per quanto io sto per creare; poiché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio, e il suo popolo per la gioia. Io esulterò a motivo di Gerusalemme e gioirò del mio popolo; là non si udranno più voci di pianto né grida d’angoscia” (Isaia 65:17-19)

A.W. Tozer ha dichiarato che ciò che arriva nella nostra mente, quando pensiamo a Dio, è la cosa più importante e quella che ci riguarda più da vicino.

Un adolescente era venuto da me e mi aveva posto alcune domande sulla fede. Aveva frequentato la chiesa da sempre ma ora aveva dei dubbi. Gli avevo assicurato che anche gli scrittori della Bibbia a volte hanno avuto dei problemi. Lui non metteva in discussione i fondamenti della rivelazione cristiana, e non aveva bisogno di prove per credere alla risurrezione di Cristo, quindi gli parlai della santità e della felicità.  

“Che cos’è la santità di Dio?”, gli avevo chiesto.  

La sua risposta chiara e biblicamente fondata fu: “Lui è perfetto, senza peccato”.  

“Assolutamente vero. Ma quando pensi alla santità di Dio, ti senti attratto da Lui?”.    Il ragazzo rispose tristemente: “Non proprio, mi dà l’idea di qualcosa che ha a che fare con l’austerità”.  

Gli avevo chiesto se avesse desiderato, sulla scorta di quanto aveva dedotto, di essere santo in ogni momento della sua vita. “Umanamente parlando, non proprio”.  

“Neppure io. Dovrei esserlo, eppure non lo sono, se la santità è da considerarsi qualcosa di severo e solenne”.  

Poi l’ho spiazzato chiedendogli: “Che cosa desideri maggiormente e in modo più insistente?”. Non lo sapeva.

“Hai mai pensato almeno una volta, non voglio essere felice?”.  

“No”.  

“La felicità non è ciò che desideri realmente?”.  

Lui ha annuito, la sua espressione era come se dicesse: “Sì, però mi sento in qualche modo mancante, provo dei sensi di colpa”.  

Le amicizie, i videogiochi, lo sport, l’università, come ogni altra attività, rientravano nel suo desiderio di essere felice. Eppure percepivo che egli viveva queste cose come se fossero una parte non spirituale della sua vita, qualcosa che in qualche misura dispiaceva a Dio.  

Gli avevo detto, però, che la parola “beato” in I Timoteo 1:11 e 6:15 parla di un Dio felice. Lo avevo incoraggiato a imparare a memoria questi versetti, sostituendo “Dio beato” con “Dio felice”.  

Poi gli avevo chiesto di fare una lista di tutto ciò che gli indicasse la felicità voluta da Dio: escursioni, musica, giocare a hockey, cibi preferiti. Gli dissi: “Il Signore avrebbe potuto creare il cibo senza sapore, ma Lui è un Dio felice, quindi ha creato un mondo pieno di felicità. Questo vuol dire che puoi ringraziarlo per la pasta ai quattro formaggi, per la musica, per il ping-pong, e soprattutto, per essere morto sulla croce in modo tale che abbiamo potuto conoscerlo e possiamo essere sempre felici”.  

Questo ragazzo aveva considerato la fede in Cristo come una lista di cose che avrebbe dovuto fare, ma che non l’avrebbero reso felice, e una lista di cose che non avrebbe dovuto fare le quali potevano donargli la felicità.  

Tenendo conto che cercheremo inevitabilmente ciò che crediamo ci renderà felici, quale argomento è più importante della vera fonte della felicità? Se crediamo che il benessere porti la felicità, vivremo una vita incentrata sul benessere, allo stesso modo, se crediamo che Dio sia in grado di donarci la felicità, vivremo una vita incentrata su di Lui. Nessuno va a cercare il latte in un negozio di autoricambi o cercherà la felicità in un Dio scontroso.

Per quanto io possa essere certo della santità di Dio, credo, al tempo stesso, che valorizzare la felicità di Dio sia un modo legittimo ed efficace per condividere l’Evangelo con i non credenti e per aiutare i cristiani a riacquistare una visione realistica, e non penitenziale, della fede.  

Dio prova amore, compassione, ira, e felicità. Egli non è mai sopraffatto da emozioni destabilizzanti, e non è vittima dello sconforto procurato da altri. Sente profondamente la sofferenza dei Suoi figli.  

Se tuo padre ha detto a più riprese che ti amava ma non te l’ha mai dimostrato manifestando delle emozioni, potresti dargli credito? Se pensiamo che Dio non provi emozioni, è difficile credere che si compiaccia in noi o che ci ami. Questa è una delle ragioni per cui credere nella felicità di Dio può rivelarsi una scoperta fondamentale in grado di spingere le persone ad amarlo.  

Riguardo a Dio e in relazione al Suo popolo, ci viene detto che: “Fu il loro Salvatore in tutte le loro angosce. A salvarli non fu un inviato, né un angelo ma lui stesso; nel Suo amore e nella Sua benevolenza egli li redense; se li prese sulle spalle e li portò tutti i giorni del passato” (Isaia 63:8, 9). La descrizione della tenerezza del Suo affetto e la Sua devozione nei nostri confronti, ci consegnano un ritratto veramente commovente! Ma se Dio è così toccato dal nostro dolore, come può continuare a essere felice mentre noi soffriamo?  

Dio stesso elabora il comandamento di gioire sempre (cfr. Filippesi 4:4). Egli simpatizza con tutti i Suoi figli sofferenti, ma si rallegra nell’acquistare la nostra redenzione e nel renderci più simili a Gesù. Egli, con gioia, prepara un posto per noi e ha concepito piani di eterna felicità. Ha il potere di compiere ogni cosa, così come la piena conoscenza di tutto ciò che accadrà.

60 Days of Happiness, ItalianMentre sono riconoscente sapendo che Dio si prende attivamente cura della mia vita, sono anche grato poiché quando sono triste, questo non significa che lo sia anche Dio. Come ogni buon padre sarà toccato dal dolore di sua figlia quando il suo fidanzato la lascia, il Signore può partecipare alle nostre sofferenze, mantenendo intatta la Sua felicità. Dio Padre ha un quadro infinitamente più ampio, in grado di abbracciare un bene eterno che sicuramente troverà compimento. Niente è fuori dal Suo controllo. Perciò, nulla dovrebbe alimentare la nostra preoccupazione. Dio non si preoccupa.  

Sì, la nostra afflizione può implicare sentimenti che al Signore sono estranei, come per esempio il senso di impotenza o l’esitazione. Dio vuole che impariamo a cogliere una somiglianza tra il nostro dolore emotivo e l’afflizione che Lui prova a fronte delle nostre pene. Se il Figlio di Dio ha conosciuto varie emozioni umane non peccaminose, com’è indicato nelle Scritture, mi sembra logico che abbia sperimentato anche felicità.  

Il Signore conosce ogni cosa, quindi nulla Lo coglie di sorpresa. Egli è l’onnipotente, quindi non c’è nulla che, volendo, non possa compiere. Egli è un Dio perfettamente amorevole e buono, quindi non ci tradirà né  mai  ci abbandonerà. Il Signore è il creatore di ogni felicità, e riesce quindi a soddisfare i nostri bisogni più profondi, legati al nostro desiderio di farci gioire e di godere delle cose buone che Egli ha creato. Dio è fattivamente impegnato a provvedere una gioia completa anche a noi, Suoi figli. 

 

How does understanding God’s happiness change lives?

Behold, I create new heavens and a new earth. . . . Be glad and rejoice forever in that which I create; for behold, I create Jerusalem to be a joy, and her people to be a gladness. I will

rejoice in Jerusalem and be glad in my people; no more shall be heard in it the sound of weeping and the cry of distress.

Isaiah 65:1 7-19

What comes into our minds when we think about God is the most important thing about us.  A. W. Tozer

A teenage boy came to me with questions about his faith. He’d attended church all his life but now had some doubts. I assured him that even the writers of the Bible sometimes struggled. He wasn’t questioning any basic Christian beliefs, and he didn’t need six evidences for Christ’s resurrection, so I talked to him about holiness and happiness.

“What does God’s holiness mean?” I asked.

His clear, biblical answer: “He’s perfect, without sin.”

“Absolutely true. Does thinking about God’s holiness draw you to him?”

He responded sadly, “No.”

I asked him whether he wanted to be holy 100 percent of the time. “No.”

“Me neither. I should, but I don’t.”

Then I surprised him, asking, “What do you want 100 percent of the time?” He didn’t know.

“Have you ever once thought, I don’t want to be happy?” “No.”

“Isn’t that what you really want—happiness?”

He nodded, his expression saying, “Guilty as charged.” Friendships, video games, sports, academics—every activity, every relationship he chose—played into his desire to be happy. But I could see he felt that this longing was unspiritual, displeasing to God.

I told him the word translated “blessed” in 1 Timothy 1:11 and 6:15 speaks of God being happy. I asked him to memorize these verses, replacing “blessed God” with “happy God.”

Then I asked him to list whatever pointed him to God’s happiness—backpacking, music, playing hockey, favorite foods. I said, “God could have made food without flavor, but he’s a happy God, so he created a world full of happiness. That means you can thank him for macaroni and cheese, for music, for Ping-Pong, and above all, for dying on the cross so you can know him and be forever happy.”

This boy had seen Christianity as a list of things he should do that wouldn’t make him happy and a list of things he shouldn’t do that would have made him happy.

Since we’ll inevitably seek what we believe will bring us happiness, what subject is more important than the true source of happiness? Just as we’ll live a wealth-centered life if we believe wealth brings happiness, so we’ll live a God- centered life if we believe God will bring us happiness. No one shops for milk at an auto parts store or seeks happiness from a cranky God.

As much as I believe in the holiness of God, I also believe in emphasizing God’s happiness as a legitimate and effective way to share the gospel with unbelievers or to help Christians regain a foothold in their faith.

God feels love, compassion, anger, and happiness. He’s never overwhelmed by unsettling emotions, nor is he subject to distresses imposed by others. But he does feel his children’s suffering deeply.

If your human father said he loved you but never showed it through his emotions, would you believe him? If we think God has no emotions, it’s impossible to believe he delights in us or to feel his love. That’s one reason believing in God’s happiness can be a breakthrough for people in their love for him.

We’re told of God, in relationship with his people, “In all their affliction he was afflicted. . . . In his love and in his pity he redeemed them; he lifted them up and carried them all the days of old” (Isaiah 63:9). What a moving portrayal of the tenderness of his affection for us and devotion to us!

But if God is so moved by our sorrows, how can he still be happy while we’re suffering?

God himself models his inspired command to rejoice always. He sympathizes with all his suffering children, but he rejoices in purchasing our redemption and making us more like Jesus. He joyfully prepares a place for us, and he has eternally happy plans. He has the power to accomplish everything, as well as the sure knowledge that it will happen.

While I’m grateful that God cares deeply for me, I’m also grateful that when I’m miserable, it doesn’t mean God is. As any good father will be moved by his daughter’s pain when her boyfriend breaks up with her, God can feel our pain while retaining his own happiness. God the Father has an infinitely larger picture of eventual, eternal good that he will certainly accomplish. Nothing is outside his control. Therefore, nothing is a cause for worry. God does not fret.

Yes, our distress can involve feelings God doesn’t have, such as helplessness or uncertainty. But clearly God intends for us to see a similarity between our emotional distress and the affliction he feels on our behalf. If God experiences various non-sinful human emotions, as indicated by Scripture, it stands to reason that he feels happiness, too.

Loving Father, you are all-knowing, so nothing takes you by surprise. You are all-powerful, so there’s nothing you want to do but can’t. You are completely loving and good, so you can never and will never betray or abandon us. You are the source of all happiness, so you’re able to fulfill our deepest longings for joy and pleasure. Thank you for being both capable of and committed to bringing ultimate goodness to us, your children.

Photo by Gabriella Clare Marino on Unsplash

Randy Alcorn (@randyalcorn) is the author of fifty-some books and the founder and director of Eternal Perspective Ministries