Gesù aveva il senso dell’umorismo? (Did Jesus have a sense of humor?)

I Giorni Della Felicità, Giorno 40

“Guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello” (Matteo 23:24).  

Io e un mio caro amico abbiamo trascorso tre ore a pranzo con Carol King, una donna timorata di Dio sulla cinquantina che stava morendo di cancro. Lei aveva letto qualche mio libro e voleva parlare del Cielo. Mentre trascorrevamo del tempo insieme, ciò che mi meravigliava in lei era un dono veramente inaspettato, quello della risata.    

“Ho bisogno di nuovi vestiti”, disse Carol, “ma perché comprarli? Ero solita comprare degli shampoo formato famiglia, ma ora compro flaconi piccoli. Non compro neppur banane verdi, perché prima che maturino probabilmente sarò andata via!”. Carol rideva mentre parlava. Non era una risata morbosa e cinica, ma sgorgava in modo naturale da un cuore profondamente pacificato. Lei anticipava quella dimensione beata al fianco di Gesù nel mondo migliore. Aveva già affrontato delle grandi sofferenze e non aveva intenzione di condividere concezioni romantiche sulla morte. Eppure affrontava la fine della sua giornata terrena con una gioia pacata e un riso che onorava Cristo e invitava anche noi a ridere, almeno quanto lei.   

Nanci ed io troviamo che la spensieratezza e l’umorismo sono liberatori, la nostra valvola di sicurezza in tempi duri. La risata è terapeutica. Guarisce. Dà speranza e vitalità.    

La risata è stata creata da Satana? È stata foggiata dagli esseri umani? No. Le Scritture dicono di Dio: “Egli renderà ancora il sorriso alla tua bocca, sulle tue labbra metterà canti d’esultanza” (Giobbe 8:21). 

Le persone spesso, citando Isaia 53:3, rifiutano l’idea di un Gesù felice: “Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza”. Tuttavia il contesto ci mostra che è chiamato “uomo di dolore” non in generale, ma specificatamente in relazione alla Sua sofferenza legata all’espiazione e alla Sua opera sacrificale. Affrontando la prospettiva della croce, Gesù disse: “L’anima mia è oppressa da tristezza mortale” (Marco 14:34).    

Egli era vissuto più di dodicimila giorni, e quelle appena citate erano sicuramente le peggiori ventiquattro ore della Sua vita. Alla luce del prezzo che ha pagato per i nostri peccati, possiamo considerare il suo essere “uomo di dolore” in funzione dell’opera espiatoria, una contraddizione rispetto all’affermazione che Gesù era felice? Assolutamente no. Dolore e gioia possono coesistere nella medesima persona.    

Gesù capiva che la base del Suo dolore era temporanea, mentre il fondamento della Sua gioia era permanente. Egli aveva conosciuto la felicità prima dell’alba dei tempi, e sapeva che essa lo stava aspettando nuovamente, per non abbandonarlo mai più.  

Le Scritture dicono di Gesù: “Poiché in lui sono state create tutte le cose” (Colossesi 1:16). La risata proviene dal Creatore, che ci ha fatti a Sua immagine! Il sorriso di Dio precede il nostro ed è la sua fonte costante. Possiamo essere felici soltanto perché Lui è felice; possiamo ridere unicamente perché Lui sorride.    

Gesù dice: “Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete” (Luca 6:21). Nel contesto, Egli sta parlando delle persone che in cielo riceveranno un grande premio. In altre parole, sta dicendo: “In Cielo voi riderete per sempre”. Sicuramente Gesù si unirà alla nostra risata, e quando Lui ride, la Sua è sempre una risata divina e al tempo stesso pienamente umana.   

Gesù prosegue dicendo: “Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete” (Luca 6:25). Quella a cui si oppone è una risata legata all’ingiustizia, all’immoralità, e alle altre cose che disonorano Dio. Ovviamente, la risata può essere distorta dal peccato, proprio come il mangiare e il bere.   

Come credenti, abbiamo bisogno di ridere un po’ di più e al tempo stesso un po’ di meno: di più a noi stessi e alle incongruenze della vita, e di meno all’immoralità e alla derisione di ciò che è gradito a Dio. Non abbiamo descrizioni dei discepoli seduti attorno al fuoco mentre si raccontano storie o si prendono in giro. Ma sono sicuro che lo facevano, poiché solitamente le persone fanno queste cose. Gesù scherzava con i suoi amici? La domanda giusta è: “Perché non avrebbe dovuto?” Gesù conosceva ciò che aveva scritto Salomone: “C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per fare cordoglio, e un tempo per ballare” (Ecclesiaste 3:4). Sicuramente possiamo credere che anche Gesù faceva tutto questo! 

Crescendo in una fedele famiglia giudaica, Gesù celebrò le feste e giorni dedicati a qualche ricorrenza particolare, così come i rituali del sabato, vivendo con assoluta partecipazione tutti i periodi festivi. Uno dei salmi che Gesù meditò fin dalla Sua infanzia recita: “  Quando il Signore fece tornare i reduci di Sion, ci sembrava di sognare. Allora spuntarono sorrisi sulle nostre labbra e canti di gioia sulle nostre lingue …Il Signore ha fatto cose grandi per noi, e noi siamo nella gioia” (Salmo 126:1-3).    

Ridere non è solamente una reazione umana ma è una risposta dichiaratamente biblica, di cui Dio si compiace. È perciò inconcepibile che Gesù non sorridesse! L’umorismo è entrato nell’universo a seguito del peccato? No. Abbiamo il senso dell’umorismo perché siamo portatori della Sua immagine, siamo simili a Dio, che ama ridere. L’umorismo di Gesù è molto più evidente se comprendiamo la cultura che esprime e la Sua personalità coinvolgente. Non c’è nulla di irrispettoso nel notare che molte affermazioni di Gesù sono felicemente oltraggiose.    

Gesù disse ai capi religiosi che erano ciechi e che avevano completamente perso di vista il motivo per cui seguire Dio: “Guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello” (Matteo 23:24). Filtrare un moscerino sarebbe stato faticoso per chiunque, ma impossibile per un cieco. E cosa c’è di più ridicolo di ingoiare un cammello? Questa strana e pungente affermazione, sarà stata sicuramente accompagnata da una certa ilarità generale.    

60 Days of Happiness, ItalianGesù avrebbe potuto ridere a causa di qualche limitazione legata alla Sua condizione umana. Egli non peccava né prendeva decisioni sciocche, ma sarà mai caduto, o avrà mai rovesciato il latte, o si sarà mai schiacciato un pollice mentre usava il martello? Chi ha creato i cieli con le Sue dita (cfr. Salmo 8:3) sicuramente avrà dovuto fare i conti con qualche scheggia mentre lavorava il legno nell’arco dell’intera giornata. Dubito che si sia lamentato, ma penso che si sia meravigliato nel costatare cosa volesse dire essere pienamente umani. Ricorda, Gesù portò nel mondo non soltanto la grazia e la verità, ma anche la gioia, il piacere, l’umorismo, e la risata del nostro Dio.    

Un giorno, alla presenza di Gesù, sapremo che cosa significa entrare nella gioia del nostro Signore. E una volta lì, mentre staremo giocando, festeggiando, scherzando e ci racconteremo degli aneddoti curiosi, contemplando incessantemente Colui che ci ha redenti. Credo veramente che nessuna risata sarà più fragorosa e nessuna felicità sarà più grande della Sua.  

Se c’è una singola persona nelle pagine della Bibbia che possiamo considerare dotata del senso dell’umorismo, è senza dubbio Gesù  [Dictionary of Biblical Imagery].          

 

Did Jesus have a sense of humor?

You blind guides, straining out a gnat and swallowing a camel! —Jesus (Matthew 23:24)

If there is a single person within the pages of the Bible that we can consider to be a humorist, it is without doubt Jesus. —Dictionary of Biblical Imagery

A friend and I spent three hours at lunch with Carol King, a godly woman in her fifties who was dying of cancer. She’d read a few of my books and wanted to talk about Heaven. What struck me as we spent time sharing together was an unexpected gift—the gift of laughter.

“I need new clothes,” Carol said, “but why buy them? I used to get jumbo-sized shampoo, but now I get small bottles. I don’t even buy green bananas, because by the time they ripen I’ll probably be gone!” Carol laughed as she spoke. It wasn’t a morbid or cynical laugh, but one that naturally flowed from heartfelt peace. She anticipated being with Jesus in a better world. She’d already suffered great pain and had no romantic notions about death. Yet she faced the end of her time on Earth with quiet joy and Christ-honoring laughter that invited us to laugh as much as she did.

Nanci and I find that lightheartedness and humor is our release, our safety valve during tough times. Laughter is therapeutic. It heals. It gives hope and vitality.

Did Satan create laughter? Was it fashioned by humans? No. Scripture says of God, “He will yet fill your mouth with laughter, and your lips with shouts of joy” (Job 8:21, nrsv).

People often reject the idea of Jesus being happy by quoting from Isaiah 53:3: “He was despised and rejected by men; a man of sorrows, and acquainted with grief.” But the context shows that he’s called “a man of sorrows” not in general, but specifically in relationship to his suffering and sacrificial work. Going to the cross, Jesus said, “My soul is deeply grieved to the point of death” (Mark 14:34, nasb).

But he lived more than twelve thousand days, and this was the worst twenty-four hours of his life. Given the price he paid for our sins, does being “a man of sorrows” in his atoning work contradict the notion Jesus was happy? Absolutely not. Sorrow and happiness can and do coexist within the same person.

Jesus understood that the basis for his sorrow was temporary, while the basis for his gladness was and is permanent. He’d known unbounded happiness before the dawn of time, and he knew it awaited him again.

Scripture says of Jesus, “By him all things were created” (Colossians 1:16). Laughter comes from the Creator, who made us in his image! God’s laughter preceded our own laughter and is the ongoing source of it. We can be happy only because he’s happy; we can laugh because he laughs.

Jesus says, “How happy are you who weep now, for you are going to laugh!” (Luke 6:21, phillips). In context, he’s talking about people having great reward in Heaven. In other words, he’s saying, “You will laugh in Heaven.” Surely Jesus will join in the laughter—and when he laughs, it’s always the laughter of both God and man.

Jesus goes on to say, “Woe to you who laugh now, for you shall mourn and weep” (Luke 6:25). The laughter he opposes is laughter at injustice, immorality, and other things that dishonor God. Obviously, laughter can be twisted by sin, just as eating and drinking can.

As believers, we need to laugh a great deal more and a great deal less: more at ourselves and the incongruities of life, and less at immorality and mockery of what pleases God.

We don’t have depictions of the disciples sitting around campfires telling stories or teasing each other. But I’m certain they did, because that’s what people do. Did Jesus joke with his friends? The better question is, Why wouldn’t he? Jesus knew what Solomon did: there is “a time to weep, and a time to laugh; a time to mourn, and a time to dance” (Ecclesiastes 3:4). Surely we should believe he did all of these!

Growing up in a faithful Jewish family, Jesus would have enjoyed many feasts and holidays, as well as the weekly Sabbath, all celebratory experiences (see chapter 33 of my book Happiness). One of the psalms that Jesus would have meditated on from his childhood says, “When the Lord brought us back to Jerusalem, it was like a dream! How we laughed, how we sang for joy! . . . Indeed he did great things for us; how happy we were!”(Psalm 126:1-3, gnt).

Laughter is not only human, it’s explicitly biblical and pleasing to God. It’s therefore inconceivable that Jesus didn’t laugh! Did humor come into the universe as the result of sin? No. We have a sense of humor because as his image bearers, we’re similar to God, who enjoys laughter.

The humor of Jesus is far more apparent if we understand his culture and engaging personality. There’s nothing disrespectful about noticing that many of Jesus’ statements are, by design, happily outrageous.

Jesus told the religious leaders they were sightless, missing the whole point of following God: “You blind guides, straining out a gnat and swallowing a camel!” (Matthew 23:24). Straining out a gnat would have been hard work for anyone—but impossible for the blind. And what could be more ridiculous than swallowing a camel? This odd and pithy statement undoubtedly caused laughter to erupt.

Jesus may have laughed at some of the limitations of his own humanity. He didn’t sin or make foolish decisions, but did he ever fall down, spill milk, or hit his thumb while hammering? He who made the heavens with his fingers (see Psalm 8:3) surely got splinters in them while working with wood all day. I doubt he complained, but I do think he marveled at what it means to be human. Remember, Jesus brought into the world not only the grace and truth of God but also the happiness, delight, humor, and laughter of God.

One day in the presence of Jesus, we’ll know what it means to have entered our Master’s happiness. And on the New Earth, as we play and feast and joke and tell stories together, always looking to the one who redeemed us, I truly believe that no laugh will be louder, and no happiness larger, than his.

Jesus, thank you for creating laughter and setting the perfect example of how to enjoy humor. What a wonderful way to bring us healing. What a gift from your loving hand! Open our eyes to the delights around us and help us enjoy the kind of laughter and humor that honors you.

Photo by Caroline Hernandez on Unsplash

Randy Alcorn (@randyalcorn) is the author of fifty-some books and the founder and director of Eternal Perspective Ministries